I consigli dello Chef
| Enogastronomia e prodotti tipici del Cento-Ferrarese |
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| Testimonianze del forte legame che unisce territorio e produzioni tipiche, sono rinvenibili in numerosi testi antichi, nei quali si fa esplicito riferimento a prodotti che ancora oggi fanno parte della tradizione culinaria ferrarese. Con lo scopo di salvaguardare questo patrimonio i produttori locali, riuniti in comitati, hanno avviato le procedure per il riconoscimento dei marchi comunitari DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (indicazione Geografica Protetta), appositamente pensati dall’Unione Europea per tutelare produzioni 'speciali' da contraffazioni e disciplinati nel Reg. CEE 2081/92. A tutt’oggi i prodotti che possono vantare il marchio comunitario sono la Coppia Ferrarese (IGP) pane rinomato a livello internazionale e i Vini del Bosco Eliceo (DOC). Al vaglio degli organismi competenti ed in attesa del riconoscimento comunitario sono l’anguilla delle Valli di Comacchio, la Vongola di Goro, il cocomero ferrarese, il Melone dell’Emilia, la carota del Delta ferrarese, la salama da sugo o salamina ferrarese, la ‘zia’ ferrarese (salume all’aglio), il salame ferrarese, il riso del Delta del Po, l’aglio di Voghiera, i cappellacci di zucca ferraresi, il pampapato-pampepato di Ferrara. | ||
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Bondiola | |
| La bondiola è un salume tradizionale confezionato con carni magre di suino (coppa fresca, cotenna, goletta), che vengono macinate a grana grossa e aromatizzate con vino bianco, aromi naturali e spezie, quindi insaccata nella vescica di maiale. | ||
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Salama da sugo | |
| Questo prodotto, chiamato localmente salamina, è uno dei simboli della tradizione culinaria ferrarese. Si tratta nella fattispecie di un salume fresco ottenuto da una mescolanza di carni provenienti da un unico maiale (coppa di collo, pancetta, lardo di gola, fegato, lingua), che vengono insaporite con sale, pepe, cannella, chiodi di garofano, vino rosso (Sangiovese, Barbera, Semisecco del Bosco Eliceo) ed altri ingredienti segreti. L’impasto viene quindi insaccato nella vescica dello stesso suino, per poi essere legato con uno spago che lo divide in otto spicchi. Così la salama è pronta per la stagionatura, che può durare fino a due anni. Dopo la cottura la polpa è granulosa, succulenta, di color rosso rubino profondo, con qualche venatura tendente al bruno, molto saporita, quasi acre.
La salama da sugo ferrarese è attualmente un Presidio di Slow Food.
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Salama da sugo di Madonna Boschi | |
| Madonna Boschi è un piccolo paese di 300 anime incastonato fra i comuni di Poggio Renatico e Vigarano Mainarda nella provincia di Ferrara, in Emilia Romagna. Madonna boschi è ricordata principalmente per un prodotto culinario tipico della provincia di Ferrara: la Salamina da Sugo legittimato da suo monumento alla salamina da sugo alle porte del paese. | ||
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Salame all’aglio (Zià Ferrarese) | |
| La Zia Ferrarese è un salume tradizionale delle campagne ferraresi che sfrutta i prodotti di qualità del luogo quali l'aglio bianco di Voghiera. L'impasto è costituito da ottime carni suine macinate a grana grossa, condite con sale, pepe e aglio, bagnate con vino rosso tipo Sangiovese e successivamente insaccate nel budello rotondo (vescica di maiale). La Zia Ferrarese è un salume di origini antiche riconducibili al periodo del tardo Rinascimento che faceva da padrona nei vari banchetti della corte dei Duchi d’Este. Nel tempo ha sempre accompagnato le abitudine gastronomiche ferraresi sino ad arrivare ai giorni nostri dove viene ancora preparata artigianalmente e rappresenta una tra le più tipiche specialità della salumeria locale. | ||
| Coppia Ferrarese | ||
| Il pane ferrarese in formato di coppia è un prodotto di panetteria ottenuto con farina di grano tenero tipo “0”, acqua, strutto di puro suino, olio extravergine di oliva, lievito naturale, sale alimentare, malto. È ottenuta dall’impasto degli ingredienti sopra indicati, unitamente al lievito naturale denominato “di madre”. Il disciplinare dell'IGP definisce anche le modalità per l’ottenimento del lievito “madre”. La coppia ferrarese ha un aspetto molto particolare e per questo molto noto: due pezzi di pasta legati assieme a forma di nastro e un corpo centrale, ciascuno con le estremità ritorte in modo da formare un ventaglio di quattro corna le cui estremità sono chiamate crostini. | ||
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Cappelletti, caplit | |
| I Cappelletti in brodo sono un piatto tradizionale emiliano molto radicato nella tradizione ferrarese.La loro forma caratteristica si fregia di discendenze mitologiche, perché si dice che rappresentino l'ombelico di Venere, la dea dea della bellezza; racchiuso da delicata sfoglia, il battutto di carne e formaggio grana è lo squisito ripieno.Piatto natalizio per eccellenza i caplit, si distinguono dai più comuni tortellini sia per forma, che per sostanza. La tradizione vuole infatti, che ogni famiglia si attenga, per la preparazione del "batù", (il gustoso ripieno di carne), alle antiche ricette tramandate di generazione in generazione, che la cuoca conservava gelosamente e migliorava con l'esperienza. | ||
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Cappellacci di zucca (Caplaz) | |
| I tortelli di zucca sono un piatto della tradizione mantovana e ferrarese. Nel ferrarese i tortelli di zucca vengono chiamati, con un termine dialettale, cappellacci di zucca. Alcuni sostengono che questo termine abbia origine in riferimento alla forma del prodotto, vagamente somigliante a quella del cappello di paglia dei contadini ferraresi, chiamati per l'appunto cappellacci, caplaz in dialetto ferrarese. I primi cenni storici ai tortelli o cappellacci di zucca risalgono all'anno Mille, più o meno in contemporanea nel ferrarese e nel mantovano, proposti a simboli delle rispettive corti degli Este e dei Gonzaga. Nel 1584 viene pubblicato a Ferrara “Dello Scalco”, il ricettario di Giovan Battista Rossetti, cuoco presso la corte del duca Alfonso II d’Este. In questo testo troviamo i primi riferimenti ai “tortelli di zucca con il butirro”, molto simili agli attuali se non per l'aggiunta dello zenzero, particolarmente diffuso all'epoca. | ||
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Ciambella ferrarese (Brazadela) | |
| Il nome Brazadela, deriva dal fatto che veniva servita infilata al braccio destro, mentre con il sinistro si versava il vino. E' una ricetta molto antica che risale al 1250. In passato, questo dolce, veniva fatto nelle occasioni speciali perché era sostanzioso e non vi erano soldi per comprare cioccolato o altri dolciumi. | ||
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Mandolini del ponte | |
| Biscotti tradizionali della provincia di Ferrara, in particolare legati al comune di Pontelagoscuro da cui prendono il nome. Sono gustosi biscotti a base di mandorle, albume d'uovo, zucchero e farina, che cotti in forno assumono la forma di cupolette di meringa irregolari, di colore nocciola dorato, costellate di mandorle croccanti. | ||
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Pasticcio di maccheroni alla ferrarese | |
| E’ un piatto delle feste, molto elaborato e pieno di ingredienti lussuosi. In particolare si preparava per il martedì grasso, festa nella quale tutti, cardinali, nobili e popolino si concedevano piatti più ricchi del solito, prima di un lungo periodo di quaresima (che per i poveri era più lungo!). Risale al periodo d’oro del governo di Ferrara guidato dai duchi d’Este, quel quattrocento che ancora ignorava l’America, le patate, i pomodori e molto altro del Nuovo Mondo. Ha quindi origini antiche ma ancora adesso si trova facilmente non solo in molti ristoranti di Ferrara durante tutto l’anno (anche se è un piatto invernale), ma in quasi tutte le pasticcerie, accanto alle paste salate. | ||
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Pampapato o Pampepato | |
| Il Pampepato di Ferrara è un dolce che ha un passato molto particolare, condito con un pizzico di grande storia e profumate spezie e dove il pepe non c’entra nulla. Nel '600 le monache del Monastero del Corpus Domini di Ferrara , traendo ispirazione da un’antica ricetta del grande cuoco rinascimentale Cristoforo da Messisbugo, creano un dolce da inviare alle grandi personalità dell’epoca. Il cacao, appena giunto in Europa nelle mani di Cortes, era un bene di lusso, destinato a pochi e viene aggiunto come fosse un gioiello, polvere preziosa. A forma di zuccotto è impreziosito da mandorle o nocciole finissime, da gustosi canditi, è insaporito con spezie profumate; la calotta è ricoperta infine di cioccolato fondente. Così il ricco dolce diventa il Pan del Papa. Facile comprendere a chi era dedicata questa meraviglia! Una lingua antica, poetica e perduta lo trasforma in Pampapato e Pampepato. Da secoli i due nomi convivono e la sostanza non cambia. E’ il dolce del Natale, delle feste, è il dolce che meglio rappresenta la ricchezza e la raffinatezza di Ferrara. E’ il dolce che con il suo gusto intenso e il suo profumo delizioso richiama la tradizione di un territorio dai tanti racconti e sapori. | ||
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Tirotta con cipolla (Tiratta ala zivola) | |
| Specialità tipica dell'area ferrarese, la Tirotta è una focaccia di farina di grano tenero, che viene condita con olio, strutto, sale, cipolla e infine cotta nel forno. Cibo "povero" della campagna, è valida espressione della tradizione culinaria ferrarese, caratterizzata dall'ampio utilizzo del "fortume", ovvero di spezie ed ingredienti dal sapore forte, come l'aglio e la cipolla. | ||
| Topino d’Ognisanti (Pùnghèn Cmàscìaìs) | ||
| Il topino d'Ognisanti, dolcetto tipico di Comacchio, è un biscotto a forma di topino preparato solo il 1 e 2 Novembre.Questo biscotto chiamato in gergo Pùnghèn Cmàscìaìs ad Sean Pièr, è legato alla leggenda dell'invasione dei topi presso il nuovo camposanto collocato, secondo accordi presi con i francesi in epoca napoleonica, in valle Raibosola. I topi scomparvero improvvisamente dopo appelli e preghiere rivolte alla Madonna, da sempre protettrice di Comacchio. Durante la festività dei morti e dei Santi è tradizione preparare un numero di biscottini a forma di topo pari al numero dei componenti della famiglia cosicché ciascuno possa esorcizzare quanto successo in passato mangiando il topino. Questa delizia, ha l'impasto della ciambella classica e la forma è quella di un topino, decorato con gustose gocce di cioccolato. | ||
| Torta ricciolina o torta di tagliatelle (Taiadela) | ||
| Questa torta, che presenta ottime caratteristiche di conservabilità, è un prodotto della tradizione culinaria che si è tramandato di generazione in generazione nella cultura contadina dato che la sfoglia non mancava mai nelle case di campagna. La torta era presente sulla tavola della festa, in particolare a Natale e a Pasqua e poteva essere preparata anche con alcune settimane di anticipo perché si manteneva molto bene, buona e profumata, sulle finestre o nelle stanze fresche della casa colonica. Le mandorle erano un altro ingrediente abbastanza diffuso, perché la pianta presentava ottime caratteristiche di resistenza e da lungo tempo cresceva anche negli orti. Torte o dolci simili sono rintracciabili nella stessa raccolta di Pellegrino Artusi. | ||
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Acquadelle marinate | |
| Le acquadelle o latterini sono piccoli pesci dal corpo affusolato ed il ventre tondeggiante dalla pelle ricoperta da piccole squame argentee. La marinatura di questi pescetti tipici del mare adriatico e in particolare delle lagune, è una antica tradizione del Ferrarese e delle Valli di Comacchio. La produzione di questa conserva marinata si concentra nel periodo ottobre-metà dicembre, quando il pesce non è ancora pienamente sviluppato e non è in periodo di accumulo alimentare. Si tratta di una frittura di acquadelle che viene marinata con aceto e alloro, e poi confezionata in latte, permettendo un periodo di conservazione dai 3 ai 6 mesi. | ||
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Anguilla marinata di Comacchio | |
| Da tempo immemorabile nella Valli di Comacchio si praticano la pesca e l’allevamento estensivo di numerose specie ittiche pregiate: anguille, branzini e gamberetti. Particolarmente importanti per l’economia locale sono le anguille, che sessualmente mature sentono l’istinto di emigrare verso il mare per riprodursi, vengono catturate con i lavorieri, sbarramenti posizionati in prossimità delle aperture a mare e nei canali interni.Gli esemplari pescati possono essere consumati freschi o conservati in aceto. Viene spesso preferita la seconda soluzione, data la concentrazione della stagione di cattura in un periodo molto limitato (prevalentemente da novembre a gennaio).Il metodo tradizionale di conservazione prevede che le anguille vengano cotte allo spiedo per poi essere poste in recipienti di legno, detti zangolini, insieme ad una salamoia fatta per litro di aceto di vino bianco, con 70 grammi di sale marino di Cervia, un bicchiere d’acqua e una foglia d’alloro. L’anguilla così lavorata mantiene le sue caratteristiche organolettiche per diversi mesi, soprattutto in passato era una golosità da consumare per Pasqua. | ||
| Torta tenerina | ||
| La torta tenerina è una specialità e un vanto della città di Ferrara. Preparata con una base di cioccolato fondente, burro, zucchero, uova e pochissima farina, una volta sfornata è sormontata da una croccante crosticina ed ha la particolarità di rimanere bassa e con un cuore tenerissimo e umido. Una vera delizia per i cultori del cioccolato! | ||































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